Carenze e indisponibilità, Di Giorgio: trasparenza è chiave. Da Tti modello esportabile

09/11/2020


Quello delle carenze e indisponibilità di farmaci è un fenomeno in crescita un po' ovunque e può avere alla base cause differenti a seconda della tipologia di problema. In Italia si contano, ogni anno, due o tre eventi di maggiore intensità per farmaci specifici, situazioni in un certo senso endemiche, oltre a problematiche che si presentano per periodi più limitati e per le quali, in molti casi, esistono strumenti di intervento. «Il nostro Paese, anche grazie anche all'esperienza maturata al Tavolo Tecnico sulle Indisponibilità, è impegnato sul tema da diverso tempo con un approccio scientifico. Tale metodo, che si basa sulla collaborazione tra i diversi attori della filiera, le istituzioni e le Regioni, ci è venuto in aiuto anche durante la prima ondata dell'emergenza sanitaria, evitando che le carenze di farmaci da rianimazione impattassero nella stessa misura in cui hanno colpito altri Paesi».

A fare il punto è Domenico Di Giorgio, direttore dell'Ufficio qualità dei prodotti di Aifa e coordinatore del Tavolo tecnico sulle indisponibilità (Tti), nel suo intervento durante la presentazione del progetto In2Dafne, l'iniziativa sviluppata dal Consorzio Dafne che permette ai diversi attori della filiera di poter accedere, con visibilità profilata, a informazioni relative alla disponibilità di farmaci sul territorio nazionale.
«Quello che per il paziente è un fenomeno unico e si traduce nella mancanza del medicinale di cui ha bisogno», spiega Di Giorgio, «è, in realtà, originato da problematiche diverse, che richiedono interventi di tipo differente. Pensiamo, per esempio, alle carenze di tipo produttivo, quando il titolare dell'Aic, per ragioni economiche o tecniche, non è più in grado di rifornire il canale di vendita. Si tratta di una problematica per la quale vige l'obbligo di informare Aifa da parte delle aziende e che può riguardare farmaci non più di primo piano, ma che hanno spesso terapie sostitutive nelle generazioni più recenti di medicinali. Situazioni, queste, quindi, che possono essere gestite grazie al supporto dei medici di medicina generale o da parte di Aifa attraverso autorizzazioni all'importazione. Altro fenomeno, invece, sono le carenze che possono colpire gli ospedali e che sono legate alla mancata fornitura da parte delle aziende, che non sono in grado di onorare contratti e bandi di gara nei tempi previsti. Una fenomenologia, questa, di pertinenza in modo particolare dell'Antitrust, in quanto può trattarsi di una forma di concorrenza scorretta».

Ancora diverso, poi, è il caso delle carenze che interessano il canale distributivo: «Proprio su questo punto un grande contributo è arrivato dal Tavolo Tecnico sulle Indisponibilità avviato dall'Aifa con la partecipazione di Nas, Regioni, ministero della Salute e degli attori della filiera. Grazie a questa esperienza, che è diventata modello in Europa, abbiamo individuato tipologie di farmaci che possono essere oggetto di esportazioni massive, con uno spostamento da filiere distributive a più basso valore a quelle più remunerative. Un fenomeno, questo, che ha conseguenze sul fabbisogno interno e per il quale il blocco delle esportazioni può essere un intervento utile».

In generale, va detto, «strumenti di trasparenza sono quanto mai opportuni. Maggiore è la trasparenza della rete, migliore sarà la gestione delle problematiche. Durante la prima ondata dell'emergenza, non a caso, la visibilità e la conoscenza della rete che abbiamo in Italia ci ha permesso di costruire più facilmente connessioni e ottimizzazioni, al fianco di industrie e Regioni, che hanno evitato un eccessivo impatto sul nostro Paese delle carenze di farmaci da rianimazione».
Così come nel parallel trade: «Il nascondimento delle fonti è un asset e, attraverso le indagini condotte dal 2013 a oggi, abbiamo rilevato un impressionante arsenale di strumenti per nascondere le informazioni sui prodotti che circolano. Farmaci che vengono esportati dopo la dispensazione, finti grossisti di Paesi terzi o anche Europei, o aziende in grado di uscire dal circuito della tracciabilità perché hanno sede in determinati Paesi».

Per quanto riguarda l'iniziativa In2Dafne, si tratta di un progetto che mira ad aumentare la condivisione dei dati sulle quantità di medicinali disponibili nei diversi nodi della filiera e a permettere una fotografia della disponibilità dei prodotti nella rete distributiva per area geografica, con la possibilità di rimodulare i piani distributivi sulla base di dati storici reali.