Post-sisma, la testimonianza: farmacie in sofferenza ma il servizio ai cittadini non viene meno

11/02/2019


«Cerchiamo di continuare a offrire ai cittadini un servizio assistenziale a tutto tondo, rimanendo, nonostante tutto, presidio di salute sul territorio, ma la normalità per la popolazione è ancora lontana, non solo a causa del trauma e del dolore, che chissà per quanto ci sarà ancora, ma anche perché sono andati distrutti molti centri e punti di incontro dei cittadini, che faticano a ritrovare quella dimensione sociale che avevano prima». È questa la testimonianza di Elena Spanicciati, direttrice della farmacia Centrale di Norcia, uno dei paesi del Centro Italia colpiti dal sisma del 30 ottobre 2016. «Fin da subito» racconta «siamo riusciti a garantire il servizio farmaceutico ai cittadini, dapprima nel camper messo a disposizione da Federfarma, e poi nel container» - i cui arredi sono stati donati da Federfarma Servizi, insieme ai container per i titolari di farmacia dei comuni di Accumoli, Amatrice, Camerino e Norcia.

«Ancora oggi prestiamo servizio nel container e, dopo un po', nonostante le difficoltà iniziali, non ci fai più caso. Tanto che riusciamo a offrire servizi sanitari a tutto tondo ai cittadini, come per esempio la consulenza mensile sulle intolleranze. La ricostruzione, a ogni modo, procede a rilento. Da poco, le farmacie che operano nei container sono tornate nei pressi delle loro sedi originarie, mentre fino a poco fa erano concentrate nel campo da calcio. Questo per cercare di ripristinare la capillarità del servizio, a vantaggio della popolazione. Ma devo dire che per le farmacie resta una situazione di sofferenza. Se piano piano la popolazione residente sta tornando in paese - chi nella propria abitazione, chi nelle casette messe a disposizione -, complessivamente permane uno stato di devastazione. Inevitabilmente, il turismo ne risente, con grossi danni per le attività che se ne giovavano, farmacie incluse. Nonostante questo, però, ci rimbocchiamo le maniche, per essere il più possibile vicini ai cittadini». Anche perché «il trauma è ancora vivo e la popolazione risente del fatto che, insieme ad abitazioni e attività, sono andati distrutti anche i punti di incontro attorno cui si costruiva la vita sociale».