Spostare debito da breve a lungo termine e immettere liquidità. Ecco strategie per sostenibilità

19/11/2017


La legge sulla Concorrenza ha portato in prima istanza un cambiamento culturale, ancora più che giuridico e spinge i titolari a guardare con altri occhi la sicurezza e la stabilità della propria impresa. Tra gli elementi a cui prestare attenzione, anche nella direzione di una farmacia indipendente, c'è l'aspetto dell'indebitamento, con la necessità di interrogarsi anche sugli interessi di chi detiene le principali linee di credito della farmacia, in particolare quelle più volatili. È questa una delle riflessioni emerse durante il Convegno dell'Utifar dal titolo "Nuova Tariffa dei medicinali e legge sulla Concorrenza: opportunità per la farmacia italiana", e a lanciare il tema è Marco Alessandrini, amministratore delegato di Credifarma.

«Che si decida di fare al 100% i farmacisti o si pensi che sia arrivato il momento di farsi da parte» spiega Alessandrini, «occorre dare valore alla propria farmacia e agire per essere competitivi o per uscire nel migliore dei modi. L'azienda farmacia ha vantaggi competitivi che non ci sono in altri comparti, primo tra tutti la pianta organica e un mercato sicuro. Per valorizzare la farmacia, la maggior parte dei tasselli già ci sono, basta poco quindi. Ma quel poco va fatto nel migliore dei modi. Una grande criticità è nel livello sovradimensionato di indebitamento. Il debito fino a un certo grado è fisiologico e non rappresenta un problema. Superato un certo limite, però, richiede un intervento, paragonabile alla necessità di mettersi a dieta per chi ha il colesterolo un po' alto. Ma oltre una certa soglia, diventa un fattore di rischio particolarmente importante. Se il capitale di debito delle farmacie - verso banche, finanziarie, enti previdenziali, ecc. - è comunque elevato, la buona notizia è che nessun altro settore merceologico riesce a permettersi un dato analogo e questo significa che la farmacia è sana e ha una sua profittabilità. Quello che occorre fare allora è operare per ridare equilibrio». Come? «Innanzitutto, in ambito aziendale, occorre inibire immediatamente il prelevamento da parte del titolare, perché quello che c'è nella cassa appartiene all'azienda, che va messa in sicurezza». Secondo step, «ridurre l'indebitamento, prioritariamente quello sensibile, quello caratterizzato da una maggiore volatilità. Se cambia il rating o sorge un aspetto nuovo, il creditore - banca, finanziaria, ma anche distributore - potrebbe chiedere il rientro delle linee di credito oppure comunicare la riduzione dei tempi di dilazione o altro. Tutte situazioni che metterebbero in crisi l'azienda. Questo implica, allora, cercare di trasformare il debito di breve termine in un debito di lungo termine e soprattutto contrattualizzato, standardizzato, perché in questo modo c'è una pianificazione della riduzione nel tempo del debito, con un progressivo miglioramento della situazione finanziaria ed economica. Ma significa anche porsi una domanda: i creditori potrebbero avere interesse, anche in futuro, ad acquisire la farmacia? È una domanda importante perché quando si pensa ai capitali, si hanno in mente le catene multinazionali. Nulla di più sbagliato: sono questi i capitali». Ecco allora il terzo step: «nell'ambito personale, devo andare a rimettere all'interno dell'azienda quella liquidità che ho prelevato nel corso degli anni. Questo per mettere in sicurezza l'azienda. È vero che nel corso del tempo può essere che ci siamo costruiti un patrimonio personale, che rende ora difficile l'operazione di reimmettere liquidità nella farmacia, ma è proprio in questo momento che siamo chiamati a una scelta. E la scelta deve essere in favore dell'impresa, perché è dalla farmacia, dal suo stato di salute, che, in futuro, deriva la possibilità di costruire qualcosa».