Covid-19, crisi sanitaria cambia il rapporto dei pazienti con il dolore. Fip: potenziare ruolo farmacisti

12/07/2021


La crisi sanitaria ha portato i cittadini, in misura maggiore rispetto a prima, a dover gestire in modo autonomo e responsabile la propria salute e li ha spinti a cercare ancora di più informazioni per poterlo fare in sicurezza. I farmacisti di comunità, in quanto professionisti sanitari sempre disponibili, in molti casi hanno rappresentato il primo punto di accesso - e spesso il preferito - non solo per la terapia più appropriata, ma anche verso conoscenze scientifiche e sanitarie aggiornate. Per questo, oggi ancora di più, è fondamentale che i farmacisti di comunità siano messi nelle condizioni di poter svolgere un ruolo chiave a supporto dei cittadini, con un'attenzione particolare all'ambito della gestione dei disagi legati al dolore, che spesso viene poco considerato, ma provoca grandi difficoltà.

A dirlo è la Fip, che la settimana scorsa ha aggiornato la propria posizione sul tema.
Rendere i cittadini maggiormente responsabili nell'assunzione di terapie, anche e soprattutto quando si tratta di automedicazione, è un obiettivo che le farmacie di comunità di tutta Europa, e non solo, si pongono da tempo, ma con la crisi pandemica questo intervento è diventato ancora più necessario, dal momento che i cittadini hanno avuto maggiori difficoltà ad accedere ai servizi sanitari e alle cure. Sono diverse, infatti, le situazioni in cui la presenza del farmacista può portare benefici, in particolare in caso di interazioni tra più farmaci e quando c'è un qualche cambiamento nella terapia. Il farmacista è un professionista sanitario in grado di informare correttamente il paziente, trasferendo, in maniera semplice, complesse e aggiornate conoscenze scientifiche, e di avviare con lui un percorso che lo sostenga in tutte le difficoltà e lo porti ad acquisire maggiore autonomia e consapevolezza.

Per Fip, in particolare, proprio la gestione del dolore è un ambito in cui il farmacista potrebbe avere un impatto positivo, in termini di appropriatezza, di qualità della vita del paziente, ma anche per prevenire eventuali situazioni critiche. La raccomandazione, quindi, è quella di potenziare il suo ruolo anche nel trattamento - in automedicazione - del dolore e, nel dettaglio, tale obiettivo può essere raggiunto attraverso una serie di buone pratiche:

- vigilare che ci sia un corretto uso del farmaco di automedicazione, che venga assunto quando c'è un reale bisogno e secondo le corrette modalità, e garantire che sia stato selezionato il prodotto più appropriato;

- controllare e prevenire eventuali interazioni con altri farmaci;
- informare il paziente sulle diverse modalità di gestione del dolore e indirizzarlo correttamente qualora ci sia bisogno dell'intervento di uno specialista;

- intercettare sul nascere possibili ulteriori problemi di salute;

- vigilare che non si verifichino situazioni di abuso o addirittura di dipendenza da analgesici;

- laddove possibile, documentare tutto il percorso di cura all'interno del Dossier farmaceutico.