Carenze, dall'indagine del Pgeu testimonianze sulla gestione e sulle soluzioni

11/02/2020


Il fenomeno delle carenze risulta in peggioramento per la maggior parte dei Paesi, rispetto al 2018, e tra i medicinali su cui ci sono più segnalazioni in cima alla lista ci sono quelli legati alla sfera respiratoria, seguiti dai cardiovascolari, da quelli relativi al sistema nervoso centrale, ma anche gastrointestinali e vaccini. A fare il quadro è l'indagine annuale del Pgeu, condotta sui 24 Paesi membri tra il 4 novembre e il 16 dicembre dell'anno scorso e pubblicata a fine gennaio. E tra i dati, emergono anche alcune testimonianze sulle soluzioni che i diversi Paesi possono mettere in campo per riuscire comunque a rispondere al bisogno di salute del paziente.

I dati
A essere messa in rilievo dall'Indagine è una situazione in peggioramento per 21 Stati, sui 24 membri del Pgeu, con nessuna segnalazione di miglioramento e 3 conferme di uno stato di cose stazionario. Da un punto di vista quantitativo, nel periodo in cui era in corso l'indagine, a risultare carenti erano per 8 Paesi tra i 200 e i 300 medicinali, per 5 tra i 100 e i 200, mentre in 3 hanno segnalato cifre più elevate, comprese tra 300 e 400. Le carenze sono state avvertite, secondo le segnalazioni, in maniera più o meno equivalente tra farmaci generici e brand, mentre a riferire rotture di stock su medicine salvavita è il 60% del campione. A essere maggiormente impattati sono stati medicinali legati alla sfera respiratoria, cardiovascolare, relativi al sistema nervoso centrale, a occhi-orecchie e naso, ma anche gastrointestinali e del sistema endocrino, come pure i vaccini.

Quali soluzioni sono disponibili tra i vari Paesi?
Tra le soluzioni che anche sul sito dell'Aifa, nella pagina dedicata, vengono indicate, c'è la sostituzione con l'equivalente e la possibilità di importare il farmaco da Paesi Ue. Ma non in tutti gli Stati, come mette in luce l'indagine, tali opzioni sono percorribili e, anzi, a emergere è una grande variabilità. In particolare, per fare un esempio, 19 Paesi indicano che è possibile la sostituzione con il farmaco equivalente, ma ve ne sono alcuni in cui non è permessa.
Ecco alcune testimonianze:

Bulgaria: come si legge, i farmacisti non possono sostituire il farmaco, così i pazienti devono rivolgersi nuovamente al medico di base per una nuova prescrizione, con un dispendio di tempo. Per altro, viene anche segnalata una difficoltà per le farmacie di ricevere informazioni su eventuali carenze: anche se viene effettuata una notifica alle Autorità, la comunicazione non raggiunge le farmacie in maniera sistematica e in molti casi c'è una diffusione basata sul passa parola tra farmacie o che arriva direttamente dalla distribuzione intermedia nel momento in cui si procede con l'ordine.

Austria. Anche in questo Paese, la sostituzione con il farmaco equivalente in farmacia non è consentita.

Spagna: la sostituzione è permessa, ma non per tutte le medicine. In particolare, i farmacisti segnalano disagi nel caso di medicinali da inalare per le patologie respiratorie. È comunque prevista l'importazione da Paesi Ue, in caso di carenza sul territorio, ma i farmaci possono essere ritirati dai pazienti solo in sedi autorizzate, con un impatto in termini di accesso e di spreco di tempo.

Portogallo. I farmacisti di questo Paese segnalano la presenza di un sistema di comunicazione delle carenze, che impone alla produzione di notificare all'Ente regolatore problematiche nella disponibilità di medicinali, indicando in particolare la causa e la durata. Ugualmente, le farmacie possono comunicare volontariamente alla propria rappresentanza informazioni relative ai farmaci e alle carenze. La registrazione viene effettuata sulla base del riscontro dell'ordine da parte del grossista. Il software della farmacia genera un file che viene inviato per mail all'associazione delle farmacie. Il report viene poi condiviso con le Autorità, su base mensile. Le farmacie in ogni caso devono notificare le carenze all'ente regolatore.