Dpc Liguria, cittadini scelgono la farmacia. Da giugno nuova intesa per 1,9 milioni di pezzi l'anno

10/06/2019


I cittadini Liguri, messi di fronte alla scelta se ritirare il farmaco presso i centri di distribuzione diretta di ospedali e Asl o la farmacia di comunità, hanno preferito quest'ultima: il confronto del periodo marzo 2018 - febbraio 2019 di sperimentazione della Dpc con i dodici mesi precedenti ha fatto emergere che, su un totale circa di un milione di prescrizioni, i cittadini hanno preferito la farmacia di comunità per 800mila ricette. I dati sono quelli diffusi a fine maggio dalla Regione Liguria come bilancio di un anno di sperimentazione della Dpc e costituiscono la base del via libera, a inizio giugno, del rinnovo per altri tre anni dell'accordo da parte della Giunta regionale, su proposta dell'assessore alla Sanità, Sonia Viale. «Un risultato importante» spiega Luca Bonaso (Unione Farmacisti Liguri, UFL-Gruppo Unifarm) Referente in Liguria di Federfarma Servizi, «per la distribuzione e per i farmacisti, perché si prevede di portare i volumi a un target annuo di 1.900.000 pezzi da erogare tramite le farmacie, per un valore economico per il sistema farmacie-distribuzione stimato in oltre 22 milioni euro nei tre anni. Altro aspetto importante è la dichiarata volontà della Regione di trasferire i prodotti dell'assistenza integrativa (diabetica, stomia, alimentazione e medicazione speciale) dal canale della diretta a quello della farmacia».

D'altra parte, un importante elemento di valutazione della sperimentazione appena conclusa preso in considerazione dalla Regione come leva per il rinnovo triennale è stato il costo sociale della distribuzione diretta: «Da quanto emerge dalla ricerca commissionata dalla Regione ai docenti del nuovo Centro Studi e Ricerche Aphec, costituito presso il Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi di Genova sui dati del 2016 (ndr, prima della partenza della sperimentazione)» si legge nella nota diffusa dalla Regione a fine maggio «chi ha ritirato il farmaco in distribuzione diretta attraverso le farmacie ospedaliere o le Asl ha percorso mediamente 18,3 chilometri in più e impiegato quasi 40 minuti in più rispetto a chi ha scelto di ritirare il farmaco nella farmacia "sotto casa"». Con un «maggior disagio per le persone "fragili"», dal momento che «tra coloro che nel 2016 è stato prescritto questo genere farmaci, il 61% aveva più di 65 anni, mentre il 21% un'età superiore a 80».
Quanto alla sperimentazione appena conclusa, «il progetto» continua la nota regionale «ha permesso di garantire l'equità e l'uniformità di accesso alle cure attraverso l'adozione, in tutte le Asl, di un modello distributivo univoco e di un elenco di farmaci, distribuibili in DPC, unico per tutta la regione».

Da un punto di vista economico, «a fronte di un aumento dei volumi» spiega Bonaso «che porterà in farmacia nuove molecole e nuovi pazienti, c'è stato il passaggio da una tariffa a pezzo di 3,99 + Iva (compresa la quota del distributore di 1,10) a 3,90 euro (le rurali hanno diritto a 0,50 euro in più). Una riduzione di 0,09 a cui la distribuzione intermedia, in accordo con Federfarma Servizi e Adf, contribuirà in maniera più che proporzionale alla quota di spettanza, in modo da sostenere il più possibile le farmacie».

A ogni modo, in continuità con l'intesa precedente, come si legge nel documento, «da Asl e Ospedali viene fornita direttamente, previa acquisizione del piano terapeutico, per il periodo dopo dimissione ospedaliera o visita specialistica ambulatoriale il fabbisogno necessario limitatamente al primo ciclo terapeutico», cioè «una confezione pari a non più di 30 giorni di terapia e, in caso di farmaci monodose, al numero di confezioni necessario a non più di 7 giorni di terapia». Ai cittadini è data la possibilità di scelta tra i due canali, a eccezione che per i farmaci «che per specifiche esigenze terapeutiche, assistenziali, organizzative ed economiche continuano a essere distribuiti esclusivamente in distribuzione diretta». Sono esclusi dalla Dpc «e prescrivibili in regime di convenzionata, pur essendo inseriti nel Pht, i farmaci il cui prezzo al pubblico sia inferiore a 10 euro lordo. In ogni caso la commissione tecnica effettua le necessarie valutazioni per individuare il canale di erogazione più conveniente per Ssr». In caso di superamento del tetto massimo di 1,9 milioni di pezzi l'anno, «la remunerazione passa a 3,50, fermo restando la maggiorazione di 0,50 per le rurali». Disciplinate anche le modalità e i costi del CUP/Web per le farmacie.